The Witch spiegazione e recensione (A New England Folktale)

The Witch spiegazione e recensione (A New England Folktale) Luca Lorenzelli 5 of 5
Recensire The Witch (anzi: The Vvitch: A New England Folktale ) non è un'impresa facile, soprattutto non lo è per me che rispetto...

Recensire The Witch (anzi: The Vvitch: A New England Folktale ) non è un'impresa facile, soprattutto non lo è per me che rispetto agli altri recensori in giro per i vari blog e YouTube hanno elevato questa pellicola a capolavoro del genere horror, quindi temo che per qusta volta  sarò una sorta di voce fuori dal coro. 
Alcuni di questi blogger e youtuber (che seguo sempre con attenzione perché solitamente ho con loro una forte affinità in quanto a gusti) ne hanno parlato in termini davvero entusiastici (per usare un eufemismo). 
Anche la critica 'ufficiale' è pesantemente schierata a favore dell' esordiente Robert Eggers. 
Su questo ultimo punto sono d'accordo in quanto questo regista pare abbia lavorato sul materiale storico che poi ha dato vita alla pellicola per almeno quattro lunghi anni documentandosi in modo puntuale prima di sfornare questo film che spesso è etichettato come horror ma che a mio parere sarebbe meglio definire storico/drammatico. 

Il film si ambienta nei pressi di una delle prime colonie inglesi (Plymouth) che si insediarono sul territorio del New England e nonostante la sua atmosfera onirica (di stampo quasi lynchiano) restituisce uno spaccato piuttosto concreto ma rimasto per lo più nel buio sulla vita dei famosi Padri Pellegrini tanto celebrati dagli statunitensi durante il giorno del ringraziamento: il lato legato alle superstizioni popolari, fomentate a dismisura dalle conseguenze del puritanesimo più spinto e patologico. 
Si narra infatti di una famiglia di puritani calvinisti all'ennesima potenza, estremisti religiosi a tal punto da decidere di lasciare la colonia in cui risiedevano perché in disaccordo con la Chiesa evidentemente troppo soft e non perfettamente allineata alle cosiddette Sacre Scritture. 
Allora la vita era già molto difficile dentro le colonie dove i primi lunghi inverni decimarono la popolazione (tant'è che è ormai provata a livello forense la pratica del cannibalismo ai fini della sopravvivenza, almeno nella colonia di Jamestown in Virginia, cosa che mi sono stupito di non vedere sfruttata nel film), figuriamoci fuori! 
Viste le condizioni già abbastanza difficili questi pazzi decidono di andare addirittura ad isolarsi dal (nuovo)mondo stabilendosi nel freddo e selvaggio nulla del New England. 


Da questi presupposti decisamente promettenti si parte per un viaggio sempre in bilico tra l'allucinazione e la realtà all'interno di un mondo fatto di eventi difficili da battezzare, sia come sovrannaturali che non. 
Il film gioca sempre tutto sul vedo non vedo, sul 'ti mostro qualcosa ma te lo continuo a mettere in dubbio' fino alla fine. 
La minaccia ufficiale ed a tratti fisicamente visibile è quella del titolo: una strega o presunta tale che vive nei boschi e che tormenta la famigliola in modi sempre più sfacciati e diabolici, mettendo a dura prova la loro fede in Gesù Cristo e nelle Sacre Scritture. 
Ma cos'è esattamente The Witch? Un viaggio verso la pazzia dovuta al troppo estremismo religioso? Un trattato sulle condizioni estreme che hanno affrontato i Padri Pellegrini? Una favola nera dalle tinte horror? 
Ecco secondo me il problema del film è proprio questo: che non si capisca veramente bene dove vada a parare. 
The Witch è tutte e tre le cose e tutte e tre in modo incompleto. 
ll fatto che il film non sia etichettabile per me è un pregio, badate bene, ma se tutte le sfaccettature non sono complete dal punto di vista narrativo come posso gridare al capolavoro? 



Tecnicamente è perfetto, i costumi, non "di scena" ma cuciti a mano sono perfetti, la regia è perfetta, la fotografia grigia e sbiadita è eccezionale e le atmosfere sono magiche, malate di magia, di magia nera. 
L'accuratezza storica come ho detto è da urlo e iper realistica (basti pensare al fatto che in questo film gli indiani sono integrati nelle colonie come effettivamente era a quei tempi, a differenza di quello che la cinematografia americana a posteriori ci ha sempre fatto credere). 
Quindi direte voi: se ne parli in questa maniera pensi che sia un gran film? Sinceramente no. 
Penso sia un film estremamente originale e sicuramente da vedere. Penso anche che sia molto, troppo ermetico e difficilmente apprezzabile da uno spettatore che non abbia prima letto o studiato la storia ufficiale dei Padri Pellegrini o che non sia interessato a farlo dopo. 
Sarà un mio difetto ma quando un film è così ermetico, poco chiaro, fosco (volutamente fosco) è si capace di catalizzare l'attenzione dello spettatore fino alla fine (pur essendo estremamente e dico estremamente lento) ma alla fine deve anche restituire qualcosa di quantomeno spiegabile allo spettatore. Questa attenzione che cattura lo spettatore in quasi tutti i film che usano questo espediente e che sono riusciti bene viene ripagata nel finale dove solitamente almeno una parte dei tasselli torna al suo posto e viene dato un senso logico o quantomeno un senso metaforico netto in un finale che spesso è si aperto ma che al contempo restituisce un senso di completezza all'intera vicenda ed agli eventi che si susseguono a schermo. 


Qui purtroppo viene lasciato un po' troppo alla fantasia dello spettatore e semplicemente gran parte delle cose non vengono giustificate nella trama. 
Lo testimoniano le decine di ipotesi che si trovano in rete cercando la spiegazione del film. 
Alcuni appunto lo battezzano il tutto come una critica aspra (e sicuramente lo è) al fanatismo religioso che porta ad un condizionamento tale da guidare un'intera famiglia isolata alla pazzia. 
C'è chi invece si impunta sul fatto che la strega esista davvero e che quindi ci sia effettivamente qualcosa soprannaturale. 
Ognuno ha la sua lettura, alcune sono anche piuttosto 'vivaci'. Ad esempio qualcuno sostiene sia tutta colpa della muffa allucinogena del mais che si vede in una singola scena, e che effettivamente esiste e veramente colpì le piantagioni dei puritani. 
Insomma se andiamo avanti così tra qualche tempo arriveremo alle scie chimiche ragazzi... 
Io credo che quando lo spettatore per capire (o per illudersi di farlo) si deve spingere fino a questi livelli stando magari ore su internet dopo la visione per avere una spiegazione semi-decente o per scegliere tra decine di spiegazioni diverse quella che più aggrada questo non sia un bel sintomo per la riuscita del il film. 

Posso citare un paio di film meravigliosi che mi hanno ricordato più o meno da vicino il modo di fare cinema di Eggers ma in cui alla fine tutto o quasi tutto torna e ti fa gridare davvero al capolavoro? 
The Others con Nicole Kidman ad esempio, o The Village di Michael Night Shyamalan. 
Ho sentito addirittura qualcuno che mi eleva The Witch come IL capolavoro horror degli ultimi anni, addirittura al di sopra del mio amatissimo Martyrs che per me è davvero un capolavoro. 
Anche se i due film hanno poco in comune anche in Martyrs ad esempio c'è un finale aperto ma a differenza di The Witch ti lascia affascinato (se non sgomento) e sai che in rete non potrai trovare una risposta ad una domanda come quella di Martyrs e soprattutto è un film anche lasciandoti una questione in sospeso fa quadrare perfettamente tutte le altre vicende chiudendo il cerchio narrativo in modo magistrale. 
The Witch no. Mi spiace ma no..
Abbiamo due ore di trattato storico, ripeto perfetto sotto il punto di vista tecnico e registico e anche di atmosfera (una delle cose più interessanti di questo film) ma che poi si perde 'nel succo' in un finale che lo vogliate o no è senza senso. 


Bravissimi tutti gli attori, anche i bambini che rendono il tutto molto più inquietante, bravo il regista e accuratissima la ricostruzione storica ma purtroppo per quanto mi riguarda The Witch si perde totalmente in quella che forse poteva essere la sua parte più importante. 
Ovvero il punto in cui lo spettatore si aspetta non solo un epilogo sulla sorte dei personaggi ma anche una imbeccata, quantomeno un suggerimento o qualcosa del genere che motivi alcune cose che si vedono nel film e che sinceramente messe così non hanno alcun senso né logico ne fantastico. 
Se così fosse potrei anche unirmi al coro di chi dice che questo è un capolavoro perché nonostante la lentezza 'd'autore' spalmata sapientemente, nonostante il mood inquietante che pervade la pellicola, nonostante tutto sia programmato per rendere angosciante l'esperienza visiva, per me è un capolavoro mancato. 

É un buon film, una spanna sopra a molti altri film di genere degli ultimi anni, un film che avrà certamente la sua importanza nella storia del cinema ma che personalmente trovo un tantino sovrastimato dalla critica. Detto ciò terrò sicuramente d'occhio il regista perché è oggettivamente una promessa per il cinema. Nella speranza di non attirare qui haters da ogni angolo del web (le opinioni sono opinioni, la mia quanto la vostra, argue with that) vi saluto e vi rimando alla prossima recensione.

DISTRIBUZIONE

The Witch (o The VVhitch che dir si voglia) è disponibile in lingua italiana sia in Blu Ray che in DVD su Amazon.
Per entrambi i supporti è presente un' interessantissima versione limited fatta su misura per i collezionisti, realizzata con confezione steelbook in metallo. 
La differenza di prezzo tra le due versioni come vedete è talmente risibile che ci potrbbe fare di un pensierino, vista anche l'importanza della pellicola ed il sicuro interesse dei collezionisti.


The Witch spiegazione e recensione (A New England Folktale) The Witch spiegazione e recensione (A New England Folktale) Reviewed by Luca Lorenzelli on 2/17/2017 Rating: 5

3 commenti :

  1. Penso che il film sia tutto tranne che una pellicola di genere horror.Tutto va visto sulla base di figure allegoriche.In questo senso il villaggio rappresenta il senso di protezione ma anche di conformismo richiesto per essere accettati.Superare il confine del villagio è quindi un affrancamento della famiglia verso una propria indipendenza ed in generale della pulsione umana di ricerca della propria libertà.Lo stesso confine della foresta è un simbolo della ricerca dell ignoto e del peccaminoso che essa rappresenta.Ogni membro della famiglia poi ricerca la propria libertà.il neonato che scompare allora rappresenta la perdita della innocenza della giovane protagonista.il mais marcio rappresenta la pochezza spirtuale di un padre che a dispetto delle apparenze è un uomo ipocrita e bugiardo. Il pulcino morto nell uovo la morte delle pulsioni(sessuali)di Calheb e premonizione della sua morte all'interno della protezione della famiglia.il sangue al posto del latte anche essa immagine premonitrice di una madre che invece di nutrire cercherà di uccidere la propria figlia.E cosi via fino al finale in cui la protagonista viene attratta dalla luce(libertà)che la guida nel buio(ignoto) assieme al capro (simbolo del peccato).Ne sarà valsa la pena di sacrificare tutto(arriva nuda avendo sacrificato l appartenenza alla comunità,l amore della famiglia,la propria innocenza)per essere consumata dalla stessa pulsione che l ha condotta fino a quel punto? Il massimo della libertà è davvero l egoismo? Questo conduce forse alla schizofrenia?

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  2. -Spoiler- L'errore più grande del film è sicuramente quello di essere stato categorizzato tra quelli di genere horror,posso quindi capire il disappunto di chi si trova davanti una pellicola che non ha nulla dei consueti canoni moderni del genere: nessuna caduta nello splatter,senza effetti speciali particolari e colpi di scena a ripetizione.Questo non significa che sia un film per tutti:la tensione e l'inquietudine pervadono tutta la pellicola ed in alcuni momenti il senso di oppressione è quasi fisico.Il film si propone, attraverso un articolato uso di allegorie,simboli e suggestioni visive, di raccontare una delle pulsioni più grandi dell'animo umano:la voglia di libertà.Contrapposta all'altro bisogno umano:il senso di appartenenza, accettazione e di sicurezza, dato dalla famiglia e dalla comunità. All'inizio del film allora l'attraversamento del confine del villaggio va inteso come simbolo dell'affrancamento dalla sicurezza del villaggio ma anche dal conformismo che viene richiesto per essere accettati pienamente.La famiglia scavalca il limite di ciò che è riconosciuto come morale, con le porte del villaggio che si chiudono dietro di loro, e si trasferisce al confine della foresta, al limite di ciò che è ignoto, pericoloso e peccaminoso. Ogni membro della famiglia è alla ricerca della propria personale libertà che lo porterà a delle scelte, con le relative conseguenze. In questo senso la scomparsa del neonato indica una sorta di perdita della propria innocenza della giovane Thomasin in seno ad una famiglia piena di contraddizioni(un padre devoto a dio che mente alla moglie e ai figli, il fratello più grande che comincia ad avvertire le prime pulsioni sessuali verso la sorella, una madre succube del marito che si scaglia contro i figli pur di non vedere la realtà delle cose).La stessa visione del pulcino morto all'interno del guscio rotto dell'uovo è immagine della sventura che si riversera' sul giovane Caleb, ma anche della morte delle sue pulsioni se restaerà chiuso all'interno della famiglia(il guscio).Lo stesso Caleb che si lascia trascinare all'nterno della foresta dal padre e dalla sorella esprime quella voglia di indipendenza che risiede dentro ognuno di noi. Il mais marcio è simbolo della mancanza di cibo si ma anche di pochezza di cibo spirituale di un padre che a discapito delle apparenze è ipocrita e bugiardo. Il coniglio simbolo del rinnovamento che ci conduce nell'abisso della foresta(rinnovamento nel peccato). La capra che munta da sangue invece del latte è immagine di una madre che invece di nutrire cerca di uccidere la figlia(di uccidere la sua voglia di libertà). E cosi via per tutto il film che ci porta a vedere tramite le immagini oltre le stesse. Alla fine la giovane protagonista che si spoglia di tutto (abbandona la comunità, la famiglia, la propria umanità) si dirige nella foresta buia(il buio della regione?) accompagnata dal capro, simbolo del peccato, e raggiunge il fuoco, la meta del proprio viaggio interiore, che però consuma tutto, anche se stessa, portandola alla pazzia (intesa come massimo della libertà individuale contrapposta alla comunità bigotta e repressiva). Ne sarà valsa la pena? Un grande film di formazione, non un semplice film horror.

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  3. Anonimo2:30 AM

    Certo che usare Jamestown come un'esempio base di una colonia è veramente ridicolo.
    Ciò che era accaduto a Jamestown non era perché era una semplice colonia, al contrario era ben diversa dalle altre per la maniera con cui le risorse venivano gestite.
    E' per questo che avvenne il cannibalismo, ma non è una cosa ricorrente a tutte le colonie e dire il contrario è ridicolo.

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