Nel panorama videoludico attuale, la polarizzazione dei giudizi è diventata la norma. Soprattutto nella sfera di YouTube e degli influencer, si tende a distruggere un titolo o a elevarlo a capolavoro senza mezze misure. Noi videogiocatori, forse perché siamo invecchiati e siamo diventati dei veri e propri "sommelier" dell'esperienza videoludica, tendiamo a dare iper-giudizi. Eppure, la verità sta quasi sempre nel mezzo, e Mafia: Old Country ne è l'esempio perfetto: un titolo catalogato come "doppia A" che però nasconde un'anima tecnica e un'atmosfera da tripla A, a fronte di dinamiche di gioco rimaste ancorate a quindici anni fa.
Una Sicilia fittizia ma straordinariamente autentica
Sviluppato dagli stessi autori del controverso Mafia 3,
questo capitolo apocrifo e prequel dei precedenti in ordine cronologico, compie un vero e proprio miracolo in termini di
ambientazione. Pur muovendosi in una mappa e in location totalmente fittizie —
come la suggestiva Valle Dorata tutta ed il paesino di San Clemente — il gioco
restituisce una resa della Sicilia di inizio Novecento che è un mix perfetto di
critica culturale e profondo atto d'amore verso il Sud Italia.
Per chi ha origini meridionali o conosce quelle terre,
l'esperienza è viscerale. Non si tratta solo di una direzione artistica curata
nei minimi dettagli, ma di una densità di particolari che rende il mondo
incredibilmente plausibile. Su PC (testato a setting ultra + RTX in Ultra-Wide a 3440x1440 con una 5070 Ti con dlss quality e framegen attivo), il comparto visivo è spettacolare e l'utilizzo
dell'illuminazione merita assoluti riconoscimenti. La grafica qui non è un mero
esercizio estetico: è il motore principale dell'immersione, e in un'esperienza
del genere l'immersione è parte integrante del gameplay, perché
determina quanto il giocatore si senta proiettato dentro la storia, grazie anche ad una resa dei volti almeno per quanto riguarda i personaggi principali davvero di alto livello, così come la recitazione sempre molto ispirata.
Il colpo di genio del comparto audio
Se visivamente il titolo stupisce, è sul piano sonoro che
gli sviluppatori compiono la scelta più audace e azzeccata: l'assenza del
doppiaggio in lingua italiana in favore della lingua siciliana (ovviamente
supportata da sottotitoli).
Questa decisione, che inizialmente potrebbe far sorridere,
si rivela una scelta straordinaria per il realismo. Camminare per San Clemente
e sentire i passanti parlottare in dialetto, il rumore delle saracinesche, i
suoni familiari dei vicoli, crea un quadro sonoro avvolgente. A questo si
aggiunge una narrazione eccellente e storicamente accurata: le vicende del
protagonista Enzo e di Isabella, le dinamiche della nascente Cosa Nostra e
persino la fedeltà dei riti di iniziazione mafiosi catturano il giocatore
dall'inizio alla fine.
Il rovescio della medaglia: un gameplay vecchio di 15 anni
Se l'atmosfera è da promozione a pieni voti, è sul fronte
del gioco giocato che emergono le ingenuità più grandi. Dal punto di vista del
gameplay puro, sembra di fare un salto indietro nel tempo:
- Shooting
mediocre: Le fasi di sparatoria sono basilari, rigide e prive di quel
feedback moderno che ci si aspetterebbe oggi. ci sono le solite coperture alla gears of wars e la solita IA imbarazzante dei nemici che si fa sentire molto anche nelle fasi stealth
- Fasi
stealth approssimative: Soprattutto a causa dei limiti evidenti dalla AI dei nemici, le sezioni d'infiltrazione risultano noiose e ridotte ai
minimi termini come meccaniche, risultando legnose, elementari e prevedibili.
- Un
Open World "monco": Come da tradizione per il brand di Mafia,
la mappa funge solo da splendido spartito di sfondo per la trama. Le
attività secondarie sono ridotte a un collezionismo pigro (volpi, santini)
che non stimola minimamente l'endgame dopo le 13-15 ore necessarie a
completare la storia. La modalità "Fatti un giro", pur offrendo
totale libertà fin da subito, non riesce a dare una reale motivazione
all'esplorazione che non sia quella della semplice contemplazione (che comunque si ha modo di esperire bene anche lungo la trama principale).
Chi cerca un titolo focalizzato principalmente sulle
meccaniche ludiche o sull'azione frenetica fatta come Dio comanda rimarrà inevitabilmente deluso.
Conclusioni: un gioco buono nel suo complesso che merita di essere 'vissuto' oltre che giocato
Mafia: Old Country non è un capolavoro assoluto, ma è
un gioco decisamente buono che è stato in parte sottovalutato dal giudizio
frettoloso della rete. Un videogiocatore completo oggi non può soffermarsi solo
sulle dinamiche di shooting o di gameplay; se un gioco è pesantemente storydriven deve saper soppesare la somma delle parti nel caso in cui il gioco le contempli entrambe.
La trama a tratti prevedibile ma sempre avvincente e intrattenente, arricchita da una ricostruzione storica e una
componente tecnica e sonora d'eccellenza compensano in parte un gameplay
vecchio stile. Per quanto mi riguarda, l'esperienza è stata ampiamente
positiva, dimostrando che c'è ancora spazio per giochi capaci di raccontare e 'fare vivere' un
territorio e una cultura con una straordinaria forza visiva.


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