Da anni il ritornello della community dei videogiocatori è sempre lo stesso: "I titoli moderni sono tutti uguali", "Nessuno rischia più", "L'industria è pigra e priva di idee originali". Ci si lamenta, spesso a ragione, di un mercato saturato da sequel fotocopia e live service senz'anima. Eppure, quando sul mercato si affaccia un prodotto che devia davvero dai binari stabiliti, l'accoglienza del grande pubblico si rivela una bizzarra forma di autolesionismo.
Il caso emblematico è The Finals, lo shooter free-to-play sviluppato da Embark Studios — studio svedese fondato da ex veterani di DICE (autori di pietre miliari come Battlefield: Bad Company) e controllato dal colosso sudcoreano Nexon — e lanciato a sorpresa a dicembre del 2023.
Dopo un boom iniziale di quasi un milione di utenti, il gioco ha subito un drastico calo fisiologico durante il primo mese di lancio. Ma la colpa non è da ricercare in un involucro vuoto o in una qualità scadente (come accaduto per altri illustri e disastrosi flop di live service sopratutto nell'ultimo bienno 2025-2026), bensì in un cortocircuito culturale: il pubblico chiede innovazione a gran voce, ma poi nei fatti preferisce rifugiarsi nel solito, confortevole loop di Call of Duty, Battlefield, Fortnite o Warzone.
Non il solito shooter
The Finals non è assimilabile a nessun'altra esperienza PvP online vista finora. Ha preso la spettacolarità e le doti tecniche dei migliori sparatutto distruttivi e le ha messe al servizio della creatività pura, grazie a una modalità principale (Cashout) del tutto originale.
Se in giochi come Battlefield 6 la distruttibilità — per quanto tecnicamente eccellente ed esteticamente imponente — resta spesso limitata e marginale ai fini del gameplay (riducendosi a scovare un cecchino dietro un muro), in The Finals la demolizione è totale, strutturale e strategica. Le arene iniziano in un modo e finiscono completamente stravolte. Puoi tirare giù interi edifici crollandoli sui nemici, sia usando il martello della classe Heavy sia sfruttando un simple contenitore esplosivo trovato in giro.
A questo si unisce un sistema di movimento fluido e dinamico che strizza l'occhio ad Apex Legends e che ai giocatori più nostalgici ricorderà le storiche mod per Half-Life come The Specialists, supportato da uno shooting solido, preciso e appagante.
Un Arena puro: movimento verticale e adrenalina
Nel feeling e nella gestione della velocità, il titolo prende a piene mani dall'accademia di Team Fortress: la classe Light, ad esempio, eredita la frenesia, la rapidità e il ruolo di molestatore sfuggente tipici dello Scout.
A questo si unisce un sistema di movimento che transforma le mappe in enormi parchi giochi verticali. Grazie a un design che azzera completamente i danni da caduta, il gioco abbraccia una filosofia da arena shooter puro. Tra l'utilizzo strategico di Jump Pad e Zipline, le partite si tramutano in scontri aerei dove ci si ritrova a "svolazzare" da un palazzo all'altro mentre si scambiano raffiche di colpi.
Ma l'apice della strategia si raggiunge con la gestione della morte. Quando un compagno cade in battaglia, non rimane a terra come un corpo inerme (costringendoti a una rianimazione rischiosa sotto il fuoco nemico come in Battlefield o CoD); diventa una statuetta collezionabile. Questa statuetta può essere afferrata e lanciata come un qualsiasi oggetto dello scenario. Puoi raccogliere al volo il tuo compagno morto, correre via per mezzo livello e portarlo in un luogo sicuro per il revive.
Una delle giocate più efficaci consiste nel fuggire con la statuetta del compagno, rintanarsi in una stanza, piazzare delle mine (esplosive o incendiarie) dietro la porta e iniziare il revive. Se i nemici ti inseguono accecati dalla brama della kill, finiranno dritti nella trappola esplosiva mentre tu rimetti in piedi la squadra.
Il Paradosso del Time to Kill: Perché Non È un Gioco per "Lupi Solitari"
Un altro scoglio insormontabile per il giocatore medio abituato alla "pappa pronta" è la gestione del Time to Kill (TTK), ovvero il tempo necessario per eliminare un avversario. In The Finals il TTK è nettamente più alto rispetto alla media dei moderni sparatutto militari alla Call of Duty o Battlefield, avvicinandosi molto di più, anche in questo caso, alle logiche di Team Fortress.
Molti neofiti si lamentano del fatto che i nemici "non vadano mai giù", complici pool di salute generosi e differenziati in base alla stazza:
Heavy (I Grossi): 350 HP
Medium: 250 HP
Light (I Piccoli): 150 HP
Questo TTK così elevato non è una scelta casuale o un dispetto degli sviluppatori per farti rosicare: è il pilastro fondamentale di un gioco strettamente team-based. Qui non esiste il concetto del corridore solitario che fa i miracoli da solo. Se ti stacchi dal tuo team da tre elementi, sei carne da macello. Un team avversario coordinato ti scioglierà in un nano secondo.
Il TTK alto lancia un messaggio chiaro: "Ehi, bello, devi imparare a muoverti, devi sfruttare l'ambiente e, soprattutto, devi collaborare". Certo, lo shooting è fondamentale, saper mirare è importante e alcune armi presentano recoil pattern (rinculo) tutt'altro che semplici da masterare. Ma la mira, da sola, non basta. The Finals è un gioco che premia l'intelligenza cooperativa. Ci sono infinite partite vinte da team che hanno messo a segno pochissime uccisioni rispetto agli avversari, ma che hanno saputo muoversi all'unisono, rianimarsi a vicenda al momento giusto e fare la cosa corretta al secondo esatto sul punto di Cashout.
Gadget e Logica Elementale
Le combinazioni uniche tra specializzazioni e gadget creano una varietà di stili di gioco enorme:
Il De-materializer: Permette di rendere temporaneamente i muri e i soffitti trasparenti. Una delle tecniche più devastanti per rubare un Cashout consiste nel dematerializzare il soffitto del piano inferiore, far cadere la cassaforte e rimaterializzarlo subito: i nemici restano sopra a vuoto, tu stili il bottino sotto.
La Goo Gun: Per creare barriere di schiuma tattica o erigere veri e propri ponti sospesi nel vuoto tra i tetti.
Mine e Granate Glitch: Dispositivi capaci di mandare in corto i personaggi nemici impedendo loro di usare le abilità o le specializzazioni, disinnescando i loro punti di forza.
Anche la fisica degli elementi segue una logica scientifica: il fumo estingue il fuoco, ma il fuoco dissolve il veleno (gas poison). Se provi a proteggere il Cashout con il gas, un nemico con la fiamma ossidrica o una granata incendiaria può vanificare la tua difesa in un secondo, costringendoti a improvvisare.
Coerenza di Lore: Il Reality Virtuale
Tutte queste meccaniche — volare con i jump pad, non subire danni da caduta, trasformarsi in statuette, la distruzione totale — risulterebbero ridicole o fuori contesto in uno shooter militare che si prende troppo sul serio.
In The Finals, invece, tutto è perfettamente organico grazie alla Lore. Il gioco è ambientato all'interno di un gigantesco ed iper-tecnologico reality show virtuale, con tanto di sponsor fittizi, pubblico che acclama e telecronisti dinamici che commentano ogni tua singola giocata in tempo reale. Questa cornice narrativa giustifica e nobilita la follia del gameplay: non stai simulando una guerra vera, stai partecipando al gioco più famoso del mondo.
Un Comparto Tecnico di tutto rispetto
Spesso si tende a sminuire l'impatto grafico dei titoli free-to-play, ma The Finals scardina anche questo pregiudizio. Pur non cercando il fotorealismo pesante delle ultime produzioni DICE, il titolo di Embark Studios dal punto di vista visivo e prestazionale "fa letteralmente il culo" a serie blasonate come Call of Duty.
Non siamo assolutamente davanti a un gioco scialbo da potato computer. Se giocato al massimo delle impostazioni, attivando il Ray Tracing si rivela ricco di riflessi realistici e luci dinamiche che cambiano in base alla distruzione degli edifici. Il gioco riesce fare tutto questo mantenendosi veloce, scattante e fluido, gestendo la fisica della distruzione interamente lato server.
I problemi reali
Nonostante sia arrivato alla sua decima stagione, mantenendo uno zoccolo duro di circa 50.000 giocatori globali, The Finals è un gioco profondamente sottovalutato. Chi scrive vi ha dedicato oltre 2.000 ore di gioco, ed è evidente che i problemi che ne bloccano la crescita sono legati alla community stessa:
Smurfing e Cheating: Essendo gratuito, alcuni veterani creano account secondari asfaltando i nuovi utenti nelle Ranked, scoraggiandoli fin dalle prime partite.
Anti-Cheat Automatizzato: L'introduzione di un sistema anti-cheat basato sull'IA ha portato a risultati controversi, tra cheater effettivi non rilevati e false ban ingiustificati a giocatori legittimi, assistiti da un supporto clienti robotico.
Hardware Scorretto non rilevato: L'uso di periferiche come il Cronus Zen permette su mouse e tastiera di abusare dell'aim assist del controller.
Tossicità: I veterani non perdonano l'inesperienza dei nuovi arrivati, insultandoli o abbandonando la partita, spingendoli al rage quit.
Matchmaking fallace: il matchmaking non è equilibrato ma questo dipende solo esclusivamente da una player base ridotta che non garantisce un amalgama tra player sempre equilibrato
Conclusioni:
L'unione di movimento dinamico, shooting sopraffino, logica elementale e distruttibilità totale rende The Finals qualcosa di veramente unico nel panorama videoludico moderno.
Eppure assistiamo al solito, deprimente paradosso. La massa si lamenta quotidianamente che Call of Duty è sempre uguale a se stesso da quindici anni, o che la serie Battlefield peggiora progressivamente a ogni capitolo. Poi, però, quegli stessi giocatori continuano a spendere 80 euro l'anno per i soliti brand, ignorando o abbandonando un titolo free-to-play, graficamente splendido, originale e scattante come quello di Embark. La verità è amara: il grande pubblico non vuole davvero l'innovazione. Preferisce la lamentela confortevole alla fatica di dover imparare, di nuovo, a giocare.
Ed è qui che arriva la vera, grande rivincita di The Finals. Sebbene sia di fatto diventato uno shooter di nicchia se paragonato ai numeri spaventosi (ma gonfiati dal marketing) dei colossi tripla A, il titolo di Embark è uno dei pochissimi shooter live service che da fine 2023 fino a oggi, giugno 2026, tiene botta.
Mentre il mercato ha visto crollare e fallire miseramente progetti multimilionari nel giro di tre mesi , The Finals continua a esistere imperterrito, i server sono up , i tempi di matchmaking sono brevi e macina stagioni su stagioni.
Nonostante il cheating, nonostante gli smurf e le imperfezioni, il gioco è ancora vivo, e questa cosa di questi tempi può accadere solo quando i giochi hanno un anima.

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